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	<title>ansia Archivi - Tre di Picche</title>
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		<title>Incubo ed. 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosie]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 19:04:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È la sera del 31 dicembre 2026.<br />
Sono sul letto, non sul divano. Non perché sia comodo, ma perché sono stanca in un modo che non è solo fisico. Ho il telefono in mano, scrollo cose a caso senza neanche registrarle, giusto per non sentire troppo forte quella vocina che continua a ripetere: “Ci sei ricascata, di nuovo.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://tredipicche.com/incubo-ed-2026/">Incubo ed. 2026</a> proviene da <a href="https://tredipicche.com">Tre di Picche</a>.</p>
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	<h1>Incubo</h1>
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="5663edca-7a5d-4f40-9b4c-2f35030d1015" data-testid="conversation-turn-18" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="0" data-end="322">È la sera del 31 dicembre 2026.<br data-start="31" data-end="34" />Sono sul letto, non sul divano. Non perché sia comodo, ma perché sono stanca in un modo che non è solo fisico. Ho il telefono in mano, scrollo cose a caso senza neanche registrarle, giusto per non sentire troppo forte quella vocina che continua a ripetere: <em data-start="291" data-end="322">“Ci sei ricascata, di nuovo.”</em></p>
<p data-start="324" data-end="592">Il bello è che non è successo niente di clamorosamente tragico. Nessun crollo improvviso, nessuna esplosione. È stato tutto lento, diluito, quasi impercettibile. Due anni passati a rimandare, ad aggiustare, a raccontarmi che “in fondo va già bene così”. Ed eccomi qui.</p>
<h2 data-start="7166" data-end="7580">🦾 Corpo</h2>
<p data-start="594" data-end="1154">Il mio corpo pesa. Non solo sulla bilancia, proprio addosso. La schiena fa più male di due anni fa, non meno. Ho mollato la fisioterapia “perché non avevo tempo”, ho saltato gli esercizi “solo per oggi” abbastanza volte da trasformare il “solo per oggi” in “non li faccio più”. La neuropatia al piede è peggiorata, ma ci ho messo un cerotto mentale sopra: ho iniziato a muovermi il meno possibile, così “non ci penso”.<br data-start="1012" data-end="1015" />Spoiler: ci penso lo stesso. Ogni gradino, ogni passo un po’ più lungo, ogni volta che mi devo chinare e ho il terrore di restare bloccata.</p>
<p data-start="1156" data-end="1528">Ho ripreso peso. Non quei due-tre chili scomodi, proprio quella sensazione di essere di nuovo imprigionata dentro un corpo che non riconosco. Mi vesto per coprirmi, non per piacermi. Mi alzo dal letto già stanca, e il concetto di “energia” è rimasto un ricordo del 2020. L’unica routine che ho mantenuto è quella del sedermi, stare ferma, e poi lamentarmi perché sto male.</p>
<p data-start="1530" data-end="1867">La cosa che fa più male non è solo il corpo: è che <strong data-start="1581" data-end="1587">so</strong> che l’ho lasciato andare io. Ho scelto la via più comoda, sempre. Ho rinunciato alle piccole camminate, ho lasciato perdere quelle due abitudini che mi facevano bene perché ero stanca, stressata, “non in giornata”. Sono stata io la prima a tradire il mio corpo, non il contrario.</p>
<h2 data-start="7166" data-end="7580">🧠 Mente</h2>
<p data-start="1869" data-end="2215">La mente è piena di roba, ma vuota allo stesso tempo. Ho mille corsi aperti e nessuno finito. Il Full Stack è ancora lì, a metà o tre quarti, ma ormai è un’icona polverosa nel cervello, il simbolo perfetto di quello che potevo fare e non ho fatto. L’ISTQB è rimasto un “appena ho un periodo tranquillo ci penso”. Periodo tranquillo mai pervenuto.</p>
<p data-start="2217" data-end="2546">Ho passato più ore a guardare contenuti sulla produttività e sulla crescita che a studiare davvero. Ho usato l’intelligenza artificiale per chiedere riassunti, scorciatoie, script copiati e incollati che spesso neanche capivo, invece di usarla per imparare. Ho finto di “informarmi” mentre in realtà mi stavo solo anestetizzando.</p>
<p data-start="2548" data-end="2873">La concentrazione è esplosa in micro-frammenti da trenta secondi. Leggo due righe, prendo il telefono. Apro un video, lo salto a metà. Non riesco a stare con una sola cosa alla volta, mai. E la cosa più triste è che me ne accorgo. Sento proprio la mia mente diventare più pigra, più debole, più dipendente da stimoli veloci.</p>
<p data-start="2875" data-end="3171">La lettura… quella che era il mio faro nel buio… si è ridotta. I libri ci sono ancora, ma li interrompo di continuo, li mollo a metà perché “non ho la testa”. Ho scambiato il mio tempio interiore con una timeline infinita di contenuti, e adesso mi mancano perfino i silenzi che mi facevano paura.</p>
<h2 data-start="7166" data-end="7580">❤️️ Cuore</h2>
<p data-start="3173" data-end="3511">Il cuore, poi. Lì il colpo è più silenzioso.<br data-start="3217" data-end="3220" />Mi ero promessa che avrei coltivato le amicizie che contano, che avrei ricucito con chi meritava, che non mi sarei chiusa. Invece ho lasciato passare i giorni, i mesi, gli anni dicendo “devo scriverle”, “prima o poi ci sentiamo”, finché quel “prima o poi” è diventato semplicemente silenzio.</p>
<p data-start="3513" data-end="3857">Le nuove conoscenze sono rimaste superficiali, amicizie da chat e reaction alle storie. Quando qualcuno provava ad andare un po’ più in profondità, a chiedere di vedersi, di costruire qualcosa, spesso ero troppo stanca, troppo presa, troppo tutto. La verità è che ero troppo spaventata: e se poi deludono, e se poi spariscono, e se poi fa male?</p>
<p data-start="3859" data-end="4257">Con la famiglia, la distanza è aumentata. Non solo quella fisica. Ho iniziato a parlare meno, a omettere, a tenere dentro. I discorsi si sono accorciati, le chiamate ridotte al “tutto bene?” “sì dai, si va avanti”. Quelle conversazioni lunghe, quelle in cui ti racconti davvero, si sono diradate. Non c’è stato un litigio esplosivo, nessuna rottura dichiarata. Solo una lenta erosione del contatto.</p>
<p data-start="4259" data-end="4828">Sul fronte relazioni… ho fatto esattamente quello che giuravo di non rifare.<br data-start="4335" data-end="4338" />O mi sono chiusa a riccio, raccontandomi che “sto benissimo da sola, non mi serve nessuno” mentre scrollavo foto di coppie con un misto di fastidio e invidia, oppure, quando qualcuno è entrato, ho ignorato tutti i campanelli d’allarme pur di non sentirmi di nuovo sola. Ho tollerato mancanza di rispetto, superficialità, promesse vaghe. Mi sono di nuovo finita accanto a qualcuno che non voleva costruire niente, che rideva dei miei progetti, che minimizzava i miei desideri di stabilità.</p>
<p data-start="4830" data-end="4955">E lo sapevo. Lo riconoscevo. Eppure restavo.<br data-start="4874" data-end="4877" />Questa è la parte più schifosa: non è che non vedevo, è che non volevo vedere.</p>
<p data-start="4830" data-end="4955"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6536" src="https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2025/12/incubo.webp" alt="Scena in bianco e nero: donna seduta sul letto che urla terrorizzata, il corpo proteso in avanti tra le lenzuola stropicciate, mentre alle sue spalle le tende e l’oscurità della stanza sembrano trasformarsi in ombre e forme spettrali; rappresentazione intensa di un incubo, paura notturna e paralisi del sonno." width="984" height="500" srcset="https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2025/12/incubo.webp 984w, https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2025/12/incubo-300x152.webp 300w, https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2025/12/incubo-768x390.webp 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /></p>
<h2 data-start="7166" data-end="7580">🧘 Anima</h2>
<p data-start="4957" data-end="5392">L’anima nel frattempo si è asciugata.<br data-start="4994" data-end="4997" />Niente più piccoli rituali, niente più bagni caldi con candele “perché non ho tempo” (ma per scrollare fino all’una di notte il tempo l’ho trovato spesso).<br data-start="5152" data-end="5155" />Niente camminate consapevoli, niente momenti per stare solo con me stessa e un libro. Ho riempito ogni spazio con rumore: video, notifiche, messaggi, feed. Ho spento il silenzio perché mi dava fastidio sentire quanto mi stessi spegnendo.</p>
<p data-start="5394" data-end="5635">È una strana forma di vuoto, quella che ho dentro adesso: non è dramma, è una specie di aridità silenziosa. Come se avessi consumato tutti i colori e mi fosse rimasto solo un grigio tiepido, sopportabile ma insopportabile allo stesso tempo.</p>
<h2 data-start="7166" data-end="7580"> 💼 Abito</h2>
<p data-start="5637" data-end="6078">L’Abito… lì brucia davvero.<br data-start="5664" data-end="5667" />Sono ancora nello stesso ruolo o in qualcosa di molto simile. La RAL è forse salita di un’inezia, giusto quel tanto che basta a non poter dire apertamente “è uno schifo”, ma non abbastanza da cambiare la mia realtà. Continuo a farmi carico di responsabilità, di task, di problemi da risolvere, ma a livello di riconoscimento siamo sempre lì: “sei preziosissima”, “sei fondamentale”, “sei una risorsa”. A parole.</p>
<p data-start="6080" data-end="6518">Non ho avuto il coraggio di cercare altro davvero. Ho guardato annunci, ho aperto pagine, ho iniziato a compilare candidature… poi qualcosa dentro diceva “non sei abbastanza preparata”, “non sei all’altezza”, “e se poi va peggio?”, e richiudevo tutto. Ho usato la stanchezza come scusa per non mettere in discussione niente. E l’azienda l’ha capito. Perché un posto che ti sfrutta impara in fretta a capire quando hai paura di andare via.</p>
<p data-start="6520" data-end="6889">La PI è un mezzo disastro. Non l’ho strutturata, non l’ho nutrita. Quando arrivava un cliente prendevo quello che c’era, ai prezzi che c’erano, nei modi che c’erano. Ho accettato compromessi, lavori sottopagati, richieste fuori orario “tanto sei freelance, è normale”. E più lavoravo così, più odiavo quel lavoro che aveva il potenziale di essere la mia via di libertà.</p>
<p data-start="6891" data-end="7164">CLARA, i progetti, le idee, tutto quello che volevo creare… sono diventati file in cartelle che non apro da mesi. Ogni tanto ci penso e sento quella fitta di nostalgia per la versione di me che ci credeva davvero. Poi mi dico “ormai è passato troppo tempo”, e lascio stare.</p>
<h2 data-start="7166" data-end="7580">💰Portafoglio</h2>
<p data-start="7166" data-end="7580">Il Portafoglio è il riassunto perfetto di tutto questo.<br data-start="7221" data-end="7224" />Risparmi veri non ne ho. Quello che riuscivo a mettere via piano piano si è mangiato imprevisti, bollette, rincari, emergenze. Quell’idea del 20% di risparmio fisso è rimasta sulla carta. Ho avuto mesi in cui non solo non risparmiavo, ma andavo in affanno. Ogni spesa un po’ più grossa mi portava al limite, ogni notizia sull’economia mi accendeva l’ansia.</p>
<p data-start="7582" data-end="8075">Il mutuo è sempre lì, gigantesco, lontanissimo dall’essere estinto. Non l’ho accorciato, non l’ho alleggerito. Ogni volta che pensavo di fare un extra versamento, arrivava qualcosa a ricordarmi che “non è il momento”.<br data-start="7799" data-end="7802" />E il pensiero di arrivare a 60, 70 anni così… sinceramente, mi terrorizza. Perché se questi due anni sono volati e io sono rimasta quasi ferma, so benissimo che i prossimi dieci possono scivolare allo stesso modo, uno dopo l’altro, mentre mi racconto che “è solo una fase”.</p>
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<h1 id="Conclusione" class="uabb-toc-text">Conclusione</h1>
<p data-start="8077" data-end="8174">La parte peggiore di tutto questo incubo è una sola:<br data-start="8129" data-end="8132" />so esattamente dove ho sabotato me stessa.</p>
<p data-start="8176" data-end="8537">So i giorni in cui ho scelto il divano invece della fisioterapia.<br data-start="8241" data-end="8244" />So i momenti in cui ho aperto TikTok invece del corso.<br data-start="8298" data-end="8301" />So le volte in cui ho ingoiato mancanza di rispetto pur di non rimanere sola.<br data-start="8378" data-end="8381" />So i “ci penso domani” diventati mesi, anni.<br data-start="8425" data-end="8428" />So ogni volta in cui ho tradito la me che voleva di più, scegliendo la me che voleva solo non sentire fatica.</p>
<p data-start="8539" data-end="8779">È la sera del 31 dicembre 2026 e sto guardando in faccia la versione di me che ha lasciato vincere le peggiori abitudini: il rimando, l’anestesia, l’accontentarsi, il “tanto ormai”.<br data-start="8720" data-end="8723" />La guardo e mi fa paura.<br data-start="8747" data-end="8750" />Mi fa schifo.<br data-start="8763" data-end="8766" />Mi fa rabbia.</p>
<p data-start="8781" data-end="8921">Perché so che non è il destino, non è sfortuna, non è il mondo cattivo e basta.<br data-start="8860" data-end="8863" />Sono io che, scelta dopo scelta, mi sono spenta da sola.</p>
<p data-start="8923" data-end="9007" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ed è esattamente questo pensiero, questa rabbia qui, che non voglio più dimenticare.</p>
<blockquote><p>Se questo articolo ti è piaciuto, condivi e commenta!</p></blockquote>
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</div><div class="uabb-js-breakpoint" style="display: none;"></div><p>L'articolo <a href="https://tredipicche.com/incubo-ed-2026/">Incubo ed. 2026</a> proviene da <a href="https://tredipicche.com">Tre di Picche</a>.</p>
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		<title>La sindrome dell&#8217;impostore: un fenomeno psicologico diffuso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosie]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sindrome dell'impostore può essere superata. Strategie utili includono riconoscere i propri successi, parlare con gli altri, cercare aiuto professionale e fare pause rigenerative. Abbracciare gli errori è importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tredipicche.com/la-sindrome-dellimpostore-un-fenomeno-psicologico-diffuso/">La sindrome dell&#8217;impostore: un fenomeno psicologico diffuso</a> proviene da <a href="https://tredipicche.com">Tre di Picche</a>.</p>
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	<h1>La sindrome dell'impostore: un fenomeno psicologico diffuso</h1>
<p>La sindrome dell'impostore è un fenomeno psicologico che colpisce molte persone, soprattutto coloro che hanno raggiunto successo nella loro vita professionale. Si tratta di una sensazione di insicurezza che porta a pensare di non essere all'altezza del proprio successo e di essere sempre sul punto di essere scoperti come un impostore.</p>
<h2>Cos'è la sindrome dell'impostore</h2>
<p><strong>La sindrome dell'impostore</strong> è un fenomeno psicologico che colpisce molte persone di successo, che hanno la sensazione di essere ingannatori e di non meritare il loro successo. Queste persone hanno spesso un alto livello di competenza e di successo, ma nonostante ciò, vivono costantemente con la paura di essere scoperte come impostori.</p>
<p>Questa sensazione è causata da una combinazione di fattori, tra cui la pressione sociale per eccellere, la mancanza di fiducia in se stessi, la necessità di continuare a dimostrare il proprio valore e la paura di essere giudicati negativamente dal fallimento. La sindrome dell'impostore può avere un impatto negativo sulla vita personale e professionale, portando a bassa autostima, ansia e stress elevato.</p>
<p>È importante notare che <strong>la sindrome dell'impostore</strong> non è una diagnosi medica formale, ma è stata descritta come un fenomeno psicologico comune tra le persone di successo. Tuttavia, questo non significa che non possa essere un'esperienza reale e difficile per coloro che ne soffrono.</p>
<p>Per superare <strong>la sindrome dell'impostore</strong>, è importante comprenderne le radici e affrontare i propri pensieri e credenze negative. Questo può essere fatto attraverso la terapia, l'autoconsapevolezza e l'auto-riflessione, oltre a cercare il supporto di amici, familiari o professionisti.</p>
<p><strong>La sindrome dell'impostore</strong> è un fenomeno psicologico diffuso che colpisce molte persone di successo. Tuttavia, con il supporto adeguato e l'impegno per cambiare le proprie abitudini negative, è possibile superare la sindrome dell'impostore e costruire una vita più sicura e soddisfacente.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-2723" src="https://www.tredipicche.com/wp-content/uploads/2023/02/sindrome-impostore.jpg" alt="sindrome-impostore" width="984" height="500" srcset="https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2023/02/sindrome-impostore.jpg 984w, https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2023/02/sindrome-impostore-300x152.jpg 300w, https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2023/02/sindrome-impostore-768x390.jpg 768w, https://tredipicche.com/wp-content/uploads/2023/02/sindrome-impostore-600x305.jpg 600w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /></p>
<h2>Cause della sindrome dell'impostore</h2>
<p><strong>La sindrome dell'impostore</strong> può essere causata da una combinazione di fattori esterni e interni. Tra le influenze esterne, vi sono le pressioni sociali, culturali e ambientali per eccellere e raggiungere il successo. Queste pressioni possono portare a un senso di inadeguatezza e di fallimento, anche quando una persona ha raggiunto il successo.</p>
<p>Inoltre, l'ambiente di lavoro o gli studi possono essere dei fattori contribuenti. Ad esempio, un ambiente competitivo e giudicante può portare a sentimenti di insicurezza e di inadeguatezza. Inoltre, se una persona ha subito critiche o giudizi negativi nel passato, può sviluppare la sindrome dell'impostore come meccanismo di difesa.</p>
<p>Tuttavia, le cause della sindrome dell'impostore non sono solo esterne. Anche fattori interni come la mancanza di fiducia in se stessi e l'autostima possono contribuire a questa sensazione. Le persone che hanno la sindrome dell'impostore spesso non si sentono all'altezza del loro successo e credono di non meritare i loro risultati.</p>
<p>Inoltre, <strong>la sindrome dell'impostore</strong> può essere causata dalla paura di fallire o di essere giudicati negativamente dagli altri. Le persone con la sindrome dell'impostore spesso si pongono standard elevati e si puniscono duramente per i propri errori o insuccessi.</p>
<p>In generale, la sindrome dell'impostore è il risultato di un mix di fattori interni ed esterni. L'importante è cercare di identificare le proprie convinzioni e paure negative, e di confrontarle con la realtà dei fatti. Inoltre, cercare il supporto di amici, familiari o professionisti può aiutare a superare questa sensazione negativa.</p>
<h2>Come superare la sindrome dell'impostore</h2>
<p>La sindrome dell'impostore può essere difficile da superare, ma ci sono alcune strategie utili per farlo. Ecco alcune cose che puoi fare per aiutare a superare la sindrome dell'impostore:</p>
<ul>
<li><strong>Riconosci i tuoi successi</strong>: uno dei principali modi per superare la sindrome dell'impostore è quello di riconoscere i tuoi successi e di apprezzare il tuo lavoro. Non minimizzare i tuoi risultati e non pensare che siano solo il risultato del caso o della fortuna.</li>
<li><strong>Parla con gli altri</strong>: parla con amici, familiari o colleghi di lavoro di ciò che stai vivendo. Spesso, quando si esprime ciò che si pensa ad alta voce, ci si rende conto che le nostre paure e insicurezze sono infondate. Inoltre, il supporto di amici e familiari può essere estremamente utile.</li>
<li><strong>Cerca l'aiuto di un professionista</strong>: la terapia può essere molto utile per superare la sindrome dell'impostore. Un terapista può aiutarti a identificare le tue convinzioni negative e a sviluppare nuove strategie per affrontare la situazione.</li>
<li><strong>Crea un elenco dei tuoi successi</strong>: scrivere un elenco dei tuoi successi, grandi e piccoli, può aiutarti a visualizzare e apprezzare i tuoi risultati.</li>
<li><strong>Abbraccia i tuoi errori</strong>: tutti commettono errori. È importante riconoscere e accettare i propri errori, piuttosto che punirsi duramente per loro.</li>
<li><strong>Fai pause rigenerative</strong>: prenditi il tempo di staccare la spina e fare attività rigenerative, come lo yoga o la meditazione. Questo ti aiuterà a gestire lo stress e l'ansia.</li>
</ul>
<p>In generale, superare la sindrome dell'impostore richiede un impegno costante per confrontare e superare le proprie paure e insicurezze. Con il supporto di amici, familiari, colleghi e di un professionista, è possibile superare la sindrome dell'impostore e costruire una vita più sicura e soddisfacente.</p>
<h1 id="Conclusione" class="uabb-toc-text">Conclusione</h1>
<p><strong>La sindrome dell'impostore</strong> è un problema comune, ma non è una condizione permanente. Ci sono diverse strategie che puoi utilizzare per superare la sindrome dell'impostore, come riconoscere i tuoi successi, parlare con gli altri, cercare l'aiuto di un professionista, creare un elenco dei tuoi successi, abbracciare i tuoi errori e fare pause rigenerative. Con impegno e sostegno, è possibile superare la sindrome dell'impostore e costruire una vita più soddisfacente.</p>
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